LE STRUTTURE

LE STRUTTURE

MULINO CRISTOFORI

Il Mulino Cristofori (950 m sln) è il primo degli opifici che incontriamo sul percorso giungendo da Grauno e uno dei più importanti che si conservano nella Val dei Molini.

La costruzione è in pietra locale, in parte intonacata. Il piccolo volume a destra dell'ingresso era usato come stalla per l'asino. Vittorio Zanot, classe 1924, ricorda che l'asino era di estremo aiuto per il trasporto di cereali e farine: il mugnaio lo usava per andare a prendere il carico di grano da macinare o per riconsegnare il macinato.

La copertura, rifatta nel corso del recupero del 1992, ha ripreso quella tradizionale in standole di legno.

L'osservazione attenta di questo mulino è utile per comprendere alcune caratteristiche che troveremo ripetute in altri opifici. All'esterno, a monte del fabbricato, è ben visibile l'insieme di strutture che costituivano l'antico percorso dell'acqua.

Il Rio dei Molini non sempre garantiva una portata tale da permettere il funzionamento degli opifici con il naturale apporto idrico. Perciò l'uomo intervenne realizzando una rete di manufatti che consentivano la regimentazione della preziosa risorsa, a cominciare dall'opera di derivazione.

Nel caso del Mulino Cristofori spicca l'impiego della pietra nella realizzazione dell'intera roggia e del muro a secco che la sostiene, livellando opportunamente il pendio, mentre altrove troviamo canalizzazioni in legno o, più tardi, l'impiego di tubazioni metalliche. Una volta utilizzata, l'acqua non tornava immediatamente al rio, ma continuava a scorrere lungo un canale parzialmente interrato, in direzione di un altro opificio; situato poco più in basso.

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SEGHERIA POJER VALENTINI

La segheria Pojer Valentini (846 m slm) è così chiamata dal cognome dei primi proprietari ed è nota localmente anche come la Sega Lontana. La Sega Lontana è l'ultimo degli opifici caduto in disuso, negli anni '60. L'edificio - ancora in buone condizioni all'inizio degli anni '90 - è stato oggetto di un intervento di ripristino, con la sostituzione delle alcune parti lignee.

La "Sega Lontana" (846 m sim) si trova accanto a quella che era - fino alla realizzazione del viadotto - la strada principale tra Grumes e Molina di Fiemme. Ci è pervenuta una descrizione del luogo che risale al 1895, quando il tratto della carreggiabile tra Grumes e Grauno era in costruzione e si arrestava poco oltre il ponte.

La segheria veneziana fa parte di una serie di edifici sorti in questo tratto della Valle dei Molini alla fine dell'Ottocento, favoriti dalla

costruzione della nuova carreggiabile. La struttura del fabbricato è quella tipica di numerose segherie ad acqua del Trentino.

L'ampio locale realizzato in tavolato ligneo, con tettoia a due falde è aperto sul lato accessibile ai carri e ospita la porzione del fabbricato dedicata alla sega. Questo vano è denominato "corridoio" e in Trentina la sua lunghezza - condizionata dalla funzione - variava dai 13 ai 17 metri.

Il pavimento è in legno e al centro del locale si notano la corsia e i rulli per lo scorrimento del carrello, sul quale va fissato il tronco da segare, e la struttura a sostegno della sega verticale. Capriate a vista sorreggono il tetto, esternamente ricoperto in scòrzi, (ritagli della squadratura del legname). Il piano sottostante il corridoio, costruito in muratura e pavimentato in acciottolato, sostiene la piattaforma con i macchinari e alloggia gli ingranaggi.

A fianco della segheria vera e propria, l'edificio in muratura su tre piani ospitava l'alloggio per il segantino. Vi si accede dal locale della sega, mentre una scala esterna consente di salire al piano superiore. Un terzo locale è ricavato sotto l'alloggio e serviva da deposito della segatura. Un corpo di fabbrica in muratura è spesso presente nelle segherie veneziane, solitamente come prolungamento in asse del lato minore del locale della sega. Qui è fuori asse, ma lo si può trovare anche in posizione indipendente. Le strutture miste, in legno e pietra come questa, costituivano il 75% delle segherie trentine e la loro costruzione richiedeva indicativamente 2 mesi di lavoro per 4-5 persone.

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FUCINA CRISTOFORI

La Fucina Cristofori (820 m slm) si trova oggi sotto il grande viadotto della statale, che da quaggiù possiamo confrontare con i muraglioni di fine '800 a sostegno della carreggiabile guardando in direzione della segheria veneziana La fucina più antica è quella a monte, con il tetto a una falda, ma l'attività venne presto trasferita nell'edificio sito più in basso. All'esterno un grosso tubo convoglia l'acqua dalla vasca fino al serbatoio in legno (còlta), dove tre paratie consentono di regolare i flussi d'acqua. L'acqua, scorrendo sulle due docce inclinate, va a mettere in movimento le ruote a cassette, oppure, precipitando in verticale nella terza condotta in legno, alimenta la tromba idroeolica. Una tubazione convoglia l'aria all'interno della fucina, sino alla forgia, per ravvivare il fuoco. Da sopra una finestra entrano all'interno dei paletti collegati ai cavetti metallici per il controllo delle paratie.

La fucina venne costruita su uno sperone roccioso agli inizi del '900. I primi macchinari erano mossi dal movimento di una ruota azionata con un complesso meccanismo a catena da un'altra ruota collocata sulla gora che fiancheggiava il torrente.

Nel primo dopoguerra la fucina si trasferì nel secondo edificio, collocato un po' più in basso, munito di due ruote sul lato nord e l'attività continuò fino agli anni '50. Negli anni '90 l'interno era ancora dotato delle attrezzature in buono stato.

I due edifici sono stati oggetto di un recente intervento di ripristino che ha riguardato il consolidamento delle strutture murarie, il rifacimento dei teti e tutti gli interventi necessari a rimettere in funzione dei macchinari.

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MULINO NONES

Il Mulino Nones (800 m slm) era noto in zona con il soprannome "Molinaròt" (piccolo mugnaio) del proprietario, come spesso accadeva per i fabbricati, le orme più evidenti impresse nel paesaggio dall'uomo. Ecco allora che ai toponimi (da tòpos = luogo e ònoma = nome) che identificano i luoghi con riferimento alla conformazione, alla vegetazione o ad altri elementi di spicco dell'ambiente naturale, si affianca la topo-onomastica, una vera e propria "arte dei nomi" applicata alle impronte dell'uomo. Una toponomastica effimera, che varia con il mutare delle coordinate spaziali o temporali ("Sega Vècia", "Molin Vècio", "Sega Lontana"), non compare sulle mappe o sulla topografia ufficiale e solo con l'abbandono si perpetua. Domenico Nones costruì il suo mulino. El "Molinaròt" lasciò il suo segno. Con coraggio e allo stesso tempo con cautela e con saggezza. Forse qui più che altrove si comprende la tenacia, l'impegno e la sapienza di costruire accanto al rio, ma lontano dal pericolo della piena. Lì, dove si riesce a portare l'acqua con la giusta pendenza e il giusto salto per muovere le due ruote. Lì, a rubare qualche altro raggio di sole. La posizione così arroccata sulla roccia condizionò la strutturazione su due livelli, con due edifici distinti per la macina e per il pestino, mentre in un terzo piccolo edificio, leggermente discosto, si trovava la stalla dell'asino.

Il Mulino Nones Venne costruito a fine '800 da Domenica Nones e la sua attività si protrasse sicuramente fino al 1938. Pochi anni dopo la nuova ruota idraulica — appena costruita — fu venduta ai proprietari del Mulino Pojer di La Rio. Persa completamente la copertura, i cui materiali vennero asportati, il complesso entrò presto in degrado. Oggi gli edifici sono stati oggetto di un intervento di ripristino e all'interno dell'edificio della macina sono stati ricostruiti gli strumenti e la ruota idraulica.

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Comune di Altavalle

PIANO DI SVILUPPO RURALE – ASSE 4 LEADER

Iniziativa realizzata con il cofinanziamento del F.E.A.S.R.

(Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale)

e con Fondi Statali e Provinciali